Saturday, February 16, 2008

Oh my God, Cod!




How many uses do the Spanish have for cod. All over the country you can't find a menu that doesn't include this hearty fish. The nation’s mainstay is salted cod, which used to be known as Toe Rag in English. While in some countries this form of preserving the fish has fallen out of fashion, in Spain and neighbouring Portugal they have never turned their backs on the method nor the recipes that make handsome use of it. In all corners of the Iberian Peninsula you will see shop windows conspicuously filled with this distinctive looking fish stretched out and well salted.

Before any cooking can be done it first needs to de-salted by soaking overnight.

Cod Confit (Bacalao confit)
This is a simply beautiful way of cooking cod: infuse some very good extra virgin olive oil, such as Arbequina or Hojiblanca, with two garlic cloves, some thyme and leave in the oven at 100 ºC for about half an hour. Remember the cod must be completely immersed in oil. Then add the cod pieces and return the dish back to the oven and let the cod cook slowly (confit) for 7 minutes.

Now the cod is ready to eat straight away. You could go on to make Bacalao Pil Pil, a very famous recipe from the Basque Country, by just gently beating the remaining oil that will contain some of the natural fat that the fish has released. It will come out as a very fine cream and the perfect accompaniment to your cod.

Otherwise you could present it with some tomato confit. In a pan put two diced tomatoes, leaving out the seeds, add a dash of olive oil and two spoons of sugar. Cook briefly, until the tomatoes appear translucent and start to caramelize. You could even add a vanilla pod split in two.

Caramelized Apple Cod Brandade
With the same confit cod recipe we could even make a brandada de bacalla , typical dish from Catalonia, by putting the cooked cod in a mixer together with the garlic it has baked in, and some of the oil. Pulse briefly to obtain a cream. And there you have it.

Now once that cod is done I decided to spice up the recipe by adding a caramelized apple. First I sliced an apple horizontally and caramelized each piece in the oven by sprinkling them with caster sugar and then cooking under the grill until the sugar started bubbling. Leave to cool down and then I
spread the brandade on each slice and built up the slices one on the top of the other to form the apple once again. The warm apple is so juicy that combine very well with the sweet and garlicky cod.




ITALIANO, PER FAVORE!

In Spagna il baccala' e' diffusissimo! Da nord a Sud, isole comprese non c'e' quasi un solo menu' senza questo versatile pesce. Anche i nostri vicini, i portoghesi, ne fanno largo uso.

Uno dei piatti piu' famosi della cucina spagnola e' bacalao Pil-Pil. Si fa "confitare" il baccala- cioe cuocere lentamente, in olio evo, si deve ricoprire completamente d'olio.Una volta che e' pronto, grazie al grasso contenuto nel baccala' stesso, ruotando il tegame con movimenti onduladori si fa emulsionare l'olio con il grasso fino a che diventa una leggerissima crema. Si puo' anche fare con un frullino. Si prende l'olio che contiene il grasso si mette in una padellina fuoco dolce e si aziona il frullino fino a creare la salsina.






Il baccala' si puo' "confitare" anche in forno. In una pirofila da forno con i bordi alti versare tanto olio capace di ricoprire completamente i pezzi di baccala' previamente dissalati. Aggiungere un paio di spicchi d'aglio e del timo. Mettere nel forno caldo a 100-150 ºC per mezz'ora. Una volta che l'olio si infuso con l'aglio ed il timo, aggiungere il baccala'. Far cuocere per 7 minuti circa. Si puo' accompagnare con dei pomodori anch'essi "confit". In una padella con un filo d'olio mettere due pomodori tagliati a pezzetti con due - tre cucchiai di zucchero. aggiungere, se piace la meta' di un baccello di vaniglia e far cuocere dolcemente fino a che il pomodoro inizia a caramellare. Ci vogliono pochi minuti.

Con il baccala' confit si puo' preparare anche una brandada de bacalla'- piatto tipico della cucina catalana. Il pesce una volta cotto si mette in un mixer, con il suo aglio e olio di cottura. Non si deve ridurre in crema ma solo spappolare un pochino... Si puo' presentare con una mela caramellizata al forno. Affettare la mela in senso orizzontale, spargere ogni fetta con un pochino di zucchero semolata e far dorare sotto il grill. io ho tatto dorare le fatte previamente senza zucchero per 3-4- minuti e poi ho aggiunto lo zucchero e fatto caramellare. Disporre su di ogni fetta la brandada de bacalla' e ricomporre la mela. Se avete dell'olio al pistaccio gli va su che e' una meraviglia!

Thursday, February 14, 2008

Baci di Dama - Lady's Kisses





This a perfect little treat to offer someone you love or simply to have on this day: Saint Valentine's.

Personally, I do not celebrate Saint Valentine as I have already passed my teens and it seems to me just a commercial event.


It's an Italian specialty from Turin, from where the best hazelnuts are from... and the name Baci di Dama, literally 'Lady's Kisses', as they are paired together to resemble a kiss.


The best cookies ever!! Very easy to make and they taste delicious!!

Ingredients:

200 gr. toasted hazelnut, finely ground
200 gr sugar
200 gr. unsalted butter, softened
250 gr. flour

Spreadable chocolate cream like Nutella
My personal touch: 1tsp cocoa powder, 1tsp ground coffee

In a bowl combine the hazelnut meal, sugar, flour, coffee and cocoa. Add the softened butter and quickly make a cookie dough. Wrap it in a cling film and preserve in the fridge for 1 hour at least. Shape little balls, the cookie dough will feel a bit wet but don't worry. Bake the little Baci for 30 minutes checking from time to time and when done take out and let cool on a tray.


Note: During the cooking process the ball will flatten on one side.

When cooled, take two pieces and stick them together with a bit of chocolate cream in the middle. And there you have it. Only left for you to start kissing!!

XXX


Baci di dama-

Per San Valentino cosa e' meglio di un bacio...un bacio di nocciole ripieno di crema al cioccolato!
Devo ammettere che non amo celebrare questo giorno....lo trovo a parte infantile...esclusivamente commerciale!

Comunque sono eccezionali, facilissima da preparare e cosi' buoni da mangiare un tira l'altro! Tanti baci di dama a tutti!

Ingredienti:
200 gr di nocciole tostate e tritate
200 gr. di zucchero
200 gr. di burro, lasciato ammorbidire a temperatura ambiente
250 gr. di farina
Crema al cioccolato da spalmare, tipo Nutella o cioccolato fondente fuso.

My personal touch: ho aggiunto un cucchiaino di cacao in polvere ed uno di caffe'.

In una ciotola mescolare le nocciole tritate con la farina, lo zucchero, il cucchiaino di caffe e di cacao. Aggiungere il burro morbido e lavorare velocemente con le mani. Mettere il panetto ottenuto nel frigo, per almeno un'ora. Dopodiche' formare delle palline del grossore di una noce e disporle su di una placca da forno ricoperta di carta da forno. Distanziare una pallina dalle altre un paio di centrimetri. Durante la cottura le palline tendono ad appiattirsi un poco.
Far raffreddare e accoppiarle con un po' di Nutella o con del cioccolato fuso.










Monday, March 12, 2007

Calçotada






Domenica siamo stati a fare una calçotada: a mangiare calçots!

I calçots non sono altro che delle cipollette fresche cotte alla brace, intere. Vengono servite completamente ricoperte di cenere e qui il cameriere prodigioso ci munisce di guanti e addirittura di un bavaglino. I calçots entrano in tavola presentati su delle belle tegole rosse e si accompagnano con la tipica salsa romesco, a base di mandorle macinate, aglio, ñora (un tipo di peperone secco) ed olio.

Come avvenimento cultural-gastronomico e' incredibile. Tutti riuniti con guanti e bavaglino con tanto di vino rosso a disposizione ed inizia il gioco della pulizia dei calçot... Vanno spellati a mo' di guanto, intinti nella meravigliosa salsa e senza pudore sollevarli in alto, a meta' tra occhi e naso e sollevando la testa si portano alla bocca. Buonissimi e divertentissimo. Ti danno tanti di quei calçot che alla fine ti arrivano sotto il naso, non scherzo, basta guardare certi piatti.....!
Questa e' la razione di una sola persona!!


Pero' non e' finita qui, e questo e' solo l'antipasto...infatti bisogna scegliere un primo piatto tra abbacchio, seppie alla brace, magret di anatra, entrecôt, orata al sale, spigola alla griglia ed infine un dolce della casa. Tutto inaffiata da tanto vino rosso della casa e tante risate.




Dopo pero' abbiamo avuto modo di smaltire il tutto ritornando a Girona , (cosí come eravamo arrivati,) a piedi attraverso la via verde del carrilet, una volta era questa la linea ferroviara che univa i piccoli paesi a Girona ed oggi e' una valida pista ciclabile per chi ama la vita all'aria aperta.

Tuesday, February 20, 2007

¡Hoy pescaito frito! - Boquerones en adobo

Enzina, Enzina cara! che onore mi fai con le tue parole ;)Proprio ieri ho scoperto il tuo pancione. Henorabuena!! Che bella notizia!!!Questi topini sembrano dei peccati, troppo sfiziosi e per chi come me non arriva amettere le mani sulla salvia non ti dico che tortura vederli cosi' belli croccanti e sicuro profumati e saporitissimi.Un bacio e un abbraccio grandi
Eh sí, uno dei bellissimi ricordi di Siviglia e' proprio il pescaito frito che mangiavamo nei bar de tapas, innaffiato con della manzanilla o meglio con il rebujito nella Feria de Abril, una parte di manzanilla e tre di Sprite, buonissimo e da subito alla testa, essenziale per poi scatenarsi nel ballo tipico della feria: la sevillana.
Qui in Spagna, sembra che il pescaito frito sia davvero speciale in Andalusia dove sono capaci di renderlo specialmente croccante. Il segreto sta chiaramente nella farina e nell'adobo.
Quando non e' semplicemente passato in farina e fritto il pesce viene messo in adobo. L'adobo ha delle chiare origini arabe e si usava per "rinfrescare" il pesce che stava andando a male. Oggigiorno e' semplicemente una maniera di cucinarlo e renderlo sublime. A Siviglia c'e un piccolissimo bar, Blanco Cerillo dal pavimento tutto sporco, che e' una delle caratteristiche dei bar de tapas, pieni di palillos (stuzzicadenti), salviettine, cicche di sigaretta, ossi di olive etc, tutto un folklore a cui mi sono dovuta abituare con il tempo....; dove si servono questi boquerones en adobo in tapas, raciones, con bocadillo (panino), con mayonesa, con queso (formaggio) y mayonesa, certo che la fa da principe! Questo bar e' una sosta obbligata quando si va a fare shopping nel centro e tra uno spingi, spingi finalmente arriva il momento di gridare:" Do' tapa de boquerone en adobo!!" Le esse non me le sono dimenticate e' solo che in andaluz se le mangiano....


Adobo:
aglio - uno spicchio
origano - mezzo cucchiaino
prezzemolo- due o tre ramoscelli
comino- la punta di un cuccaino
pimentón dulce e picante - paprika- un cucchiaino
vino bianco - 1/2 dl
aceto di vino bianco - 1 dl
olio d'oliva extra vergine - 1dl
sale grossa -

Alici, diliscate, pulite e passate sotto l'acqua.
In un mortaio schiacciare l'aglio con le spezie ed il sale. In un recipiente versare un l'olio extra vergine d'oliva, un il vino bianco, l'aceto e la poltiglia d'aglio e spezie. Aggiungere le alici e lasciare a marinare per due tre ore o meglio, tutta la notte.
Sgocciolare le alici e passarle nella farina e friggerle in olio d'oliva.

Monday, February 05, 2007

Frittelle di zucca per Carnevale


Queste sfizioze frittelle sono di origine ebraica sefradita. La cucina kosher (pronunciato kasher) fonda le sue radici nella lettura letterale della Bibbia, quindi niente porco, niente animali con l'unghia fessa, niente crostacei,molluschi e frutti di mare, sono permessi solo quelli con le squame e spine niente carne mescolata con il latte o formaggio, niente burro, la carne viene macellata seguendo certi criteri stabiliti. Non ci sono restrizioni su dolci, pesce e verdure.
Ingredienti:
500 gr di zucca gialla
100 gr di zucchero
200 gr di farina
100 gr di uvetta sultanina
1 bustina di lievito chimico
1 bustina di vanillina
scorza grattuggiata di un'arancia e di un limone
1 cucchiaio di zenzero in polvere
Sale
Tagliare la zucca a pezzetti e metterla in una pentola con 4 cucchiai d'acqua e la scorza del limone a pezzetti. Cuocere fino a quando schiacciandola con una forchetta, si riduce a crema.
Aggiungere lo zucchero ed il sale e lasciare raffreddare. Unire la farina, l'uvetta la scorza grattuggiata dell'arancia, la vanillina, lo zenzero ed il lievito. Mescolare bene. Riscaldare dell'olio e buttare l'impasto a cucchiate nell'olio bollente. Si possono passare in zucchero semolato quando sono ancora calde altrimenti se si preferisce lo zucchero a velo passarle quando si raffreddano.

Friday, January 26, 2007

Zuppa di pesce


In casa mia la zuppa di pesce e' sempre stato un piatto delle grandi occasioni, un piatto importante, non solo, credo, per il costo delle materie prime utilizzate ma anche per il tempo dedicato a questo piatto che in molti casi puo' essere abbastanza tedioso. Infatti il pesce anche se e' amato da molti per il sapore delle sue carni e' altrettanto odiato per la per la sua pulizia, a cui dobbiamo sottoporci. Oggigiorno non e' difficile trovare dei pescivendoli disposti alla pulizia del pesce, mia madre pero' si dedicava e si dedica a questa operazione con devozione. Per lei e' una maniera di verificarne la freschezza e non mancano casi in cui si ripromette di non passare piu' da quel determinato venditore che tanto ha elogiato la freschezza dei suoi prodotti ed ella stessa si ripromette di dirglielo di persona. Ed anch'io con tanta devozione mi sono dedicata a questo piatto come ad una esperienza culinaria nel senso piu' completo. Mi sarei potuta buttare sul del pesce congelato, o su dei pezzi di pesci gia' puliti e porzionati, ed invece no, ho voluto iniziare dalla materia grezza vera e propria studiandone i contorni e le forme, ripulendo solo il necessario, sviscerando, desquamando, dove fosse necessario, raschiando i gusci dei molluschi ed eliminando le barbe.
In Italia abbiamo vari tipi di zuppe di pesce come per esempio il cacciucco toscano, il brodetto di Giulianova o abbruzzese, il pignatiello napoletano e cosi' via, i quali differiscono non solo per i diversi tipi di pesci impiegati ma anche per la diverse fasi di cottura degli stessi, tutti pero' ci riconducono allo stesso piatto: la zuppa. Una delle zuppe di pesce conosciuta internazionalmente e' la francese bouillabaisse, e qui in Catalogna, dove vivo, vanno fieri per il loro Suquet.
* Una sola raccomandazione: la preparazione di questo piatto segue delle semplici ma importantissime regole, il pesce deve essere dalla carne consistente e mai pesce azzuro, si possono impiegare per esempio lo scorfano, il capone, la coda di rospo, adatti sono i molluschi come le seppie, i calamari, i polipi, dei crostacei come gamberi e cicale. Infine del pesce minuto dalle carni piu' tenere come sogliolette e triglie.
Ingredienti:

2 gallinelle dette anche caponi o mazzola
1/4 di coda di rospo
2 merluzzetti medi
200 gr di vongole
5-6 cozze
3 calamari medi
3 polipetti
alcuni gamberi
2 triglie
4-5 sogliolette

Per la salsa:
aglio
1 scatola di pomodori pelati
1 peperone rosso
peperoncino
prezzemolo


In una casseruola capiente, nella quale dsiporremo il pesce in un solo strato, far sfrigolare dell'aglio nell'olio evo. Aggiungere il peperoncino, il peperone rosso tagliato a cubetti, far soffriggere un poco ed aggiungere i pomodori pelati con il loro liquido. Far cuocere la salsa portandola a bollore e continuare la cottura abbassando la fiamma per altri 10 minuti. A questo punto aggiungeremo i calamari e alsceremo cuocere per 5 minuti. Aggiungere il pesce dalla caene consistente e far cuocere per 20-25 minuti. Dopodiche' sara' la volta dei gamberetti e delle vongole e cozze, cuocere fino a quando si apriranno del tutto approssimatamente 5 minuti. Spolverare con prezzemolo tritato. A fine cottura io ho tirato fuori i pesci e li ho spinati e porzionati,i gamberi li sbucciati ed ho sistemato il tutto in delle fondine e coperto con il restante della zuppa. Servire con delle belle bruschette.
Per la pulizia del pesce:
I pesci vanno sviscerati, praticando un taglio al di sotto della gola fino quasi la coda, esportare tutto quello che si trova all'interno; le cozze vanno raschiate con un coltellino e vanno eleminate le cosidette barbe e successivamente vanno poste in acqua salata insieme alle vongole e ad un poco di farina e si lasciano cosi' per un quarto d'ora. I gamberi vanno solo passati sotto l'acqua corrente ed utilizzati con il loro guscio. Per la pulizia dei calamari esportare i tentacoli dal corpo, eliminare gli occhi dai tentacoli praticando un taglio, eliminare il becco, che si trova tra i tentacoli, rigirare la sacca del corpo e passarla sotto l'acqua corrente, rigirarla ed eliminare la pelle.

Macaroons al cocco

Se come me, avete degli albumi avanzati da altre preparazioni e non sapete cosa farci, allora potreste divertirvi a preparare questi semplicissimi pasticcini al cocco.
Di macaroons ce ne sono di diversi tipi, secondo la leggenda furono inventati in un monastero italiano nel 1792. Più tardi alcune suore carmelite che si nascondevano a Nancy in Francia durante la rivoluzione francese, iniziarono a prepararli e a venderli. Le suore furono denominate le Sorelle macarron. Inoltre con macaroon si intende una pasta di mandorle usata in Italia che ricorda il colore caratteristico della pasta. Da qui il nome maccaroon?
In america i macaroons sono prelevantemente costituiti da albumi e cocco grattuggiato o altri tipi di noci e nocciole. In Francia si usa esclusivamente la meringa e vengono accoppiati a due a due e riempiti di ganache. In Scozia addirittura ce ne sono di tre tipi diversi. Se ne volete sapere di piú vi rimando a wikipedia.

2 albumi
1/3 di cup di zucchero
1 pizzico di sale
2 cucchiai di mandorle tritate
1 cup abbondante di farina di cocco
limone grattuggiato
1/4 di bustina di lievito

Montare a neve ben ferma gli albumi e il pizzico di sale, aggiungere lo zucchero in 2-3 volte, continuando a sbattere. Aggiungere gli altri ingredienti amalgamando dal basso verso l'alto . Disporre a cucchiaiate sopra una leccarda ed infornare a 180 ºC per 18-20 minuti. Al momento sono morbidi, si solidificano raffredandosi.

Wednesday, January 24, 2007

Lasagne alle zucchine e scamorza affumicata - da museo!



Devo ammettere che sono proprio buone! Mio marito le adora! Anzi meglio detto, sono quelle che preferisce in assoluto. Merito, penso, della scamorza affumicata, conosciuta anche come mozzarella affumicata o provola affumicata. Ho usato della besciamella fatta in casa per legare gli ingredienti e soprattutto per permettere alle sfoglie precotte della Barilla di cuocere perfettamente.

sfoglie per lasagna
scamorza affumicata
2 belle zucchine
parmigiano reggiano grattuggiato
maggiorana
pepe nero

Per la besciamella
30 gr di burro
30 gr di farina
quasi un litro di latte.

Tagliare le zucchine sottili, farle cuocere dolcemente in una padella con un po' d'olio evo, aggiungere un poco di maggiorana e una bella spolverarata di pepe. Intatnto preparare la besciamella. Far sciogliere il burro, aggiungere la farina e mescolare con una frusta. Far cuocere bene il roux cosí ottenuto, si deve tostare senza bruciare. Aggiungere un poco di latte, io l'aggiungo freddo e fuori dal fouoco. C'e' chi preferisce usare latte caldo, io mi sono sempre trovata bene utilizzando latte freddo avendo cura pero' di versare un poco fuori dal fuoco, rimestando bene con la frusta ed eliminando eventuali grumi, dopodiche' verso il latte restante e faccio cuocere senza smettere di rimestare. Aggiungo un poco di sale e pepe, e, a chi piace, si puo' aggiungere della noce moscata.
In una pirofila unta con un poco di besciamella disporre le sfoglie di lasagna, le zucchine, la scamorza tagliata a fettine, il parmigiano e fare tanti strati fino a esuarimento degli ingredienti. Completare con un ultimo strato di sola pasta, besciamella e parmigiano. In forno a 200 ºC per circa 20 minuti.


Curiositá
Se andate in dumpr.net potete divertirvi anche voi creando foto da museo. hi, hi, hi.
Alcuni esempi

Eaton in Windsor National Portrait Gallery- London

The beach - Tate Cornwall

Tuesday, January 23, 2007

My Chocolate Tart


Era da tempo che volevo fare una crostata al cioccolato, peró non volevo ridurmi a ricoprire la pasta frolla con della nutella (l'adoro...) o del cioccolato fondente e chissá delle nocciole.
No, cercavo qualcosa di piu' originale e penso di averlo trovato.
Spulciando in Sweet Indulgences -un'edizione speciale dell'Australiano Women's Weekly -comprato l'estate scorso in Australia, sono capitata su questa bella versione il cui titolo: Chocolate Jaffa Tart e' tutto un programma. La pasta frolla, croccante e friabile. il ripieno cremoso e sensuale al sapor d'arancia e poi il sottile strato scrocchiarello della copertura al cioccolato......Mmmm!
Ingredienti
Base
225 gr di farina
40 gr di zucchero a velo
125 gr di burro freddo tagliato a fettine
2 rossi d'uovo
2 cucchiaini d'acqua fredda
Setacciare la farina, aggiungere lo zucchero ed il burro e lavorare velocemente, formando delle grandi briciole. Aggiungere i rossi d'uovo e i 2 cucchiaini d'acqua. Amalgare velocemente e formare una palla da mettere in frigo avvolta in pellicola, per 1/2 ora.
Stendere con il mattarello e disporre in una tortiera per crostata, meglio se ha il fondo removibile (io non ce l'ho- Sigh!). Far cuocere a secco, cioe' ricoprirla con carta da forno e con dei legumi secchi o del riso. Far cuocere per 10 minuti a 180 ºC, dopodiche', togliere i legumi secchi, attenti a non bruciarvi! E togliete anche la carta forno. Ultimate la cottuta per altri 10 minuti o fino a quando e' leggermente dorata.
Ripieno
3 uova
1 cucchiaio di buccia d'arancia grattuggiata
160 ml di panna
165 gr di zucchero
60 gr di cioccolato fondente, sciolto
2 cucchiai di cacao amaro
2 cucchiai di Grand Marnier
Sbattere le uova con lo zucchero, la buccia d'arancia, il cioccolato sciolto, il cacao amaro ed il liquore.
Ridurre la temperatura del forno e riempire la crostata con il composto. Infornare e cuocere per 30 minuti circa. Si deve rassodare. Far raffreddare.
Per la copertura
140 gr di cioccolato fondente
60 ml di panna
Scioglere il cioccolato con la panna e spalmare sulla crostata. Mettere in frigo fino al momento di servire.

Tuesday, January 16, 2007

Monday, January 08, 2007

Crema di zucca con formaggio cheddar affumicato


Ma allora ci vogliamo riprendere da queste passate abbuffate natalizie?
Senza stress, non dobbiamo passare dalle 3000 calorie giornaliere ad una o al massimo due carote al giorno.
Perche' non iniziare con una bella crema, sostanziosa, che ci riscaldi la vista ed il corpo, che l'inverno ancora deve iniziare!

Ingredienti:

zucca, 300-400 gr
latte
panna, 200 ml
pepe
cannella
formaggio cheddar affumicato
qualche fetta di pane

Sbucciare la zucca, tagliarla a fettine sottili e metterla in una padella con un poco d'olio evo. Appena inizia a soffriggere e dorarsi un poco, aggiungere il latte fino a coprirla, salare e lasciarla cuocere. A parte riscaldare la panna, aggiungere la zucca ormai cotta, pepe, un poco di cannella. Far ristringere un poco, passare al mixer.
Tostare delle fette di pane, adagiarvi delle fettine di formaggio cheddar affumicato e passarle sotto il grill. Servire la crema con il pane e formaggio.

Friday, January 05, 2007

Crostatine speziate




O dolcetti per la Befana e Los Reyes Magos (Re Magi)
Ebbene sí, qui in Spagna una delle tradizioni che unifica il Paese e’ la cavalcata dei Re magi del 6 gennaio. Si potrebbe paragonare un po’ alle nostre sfilate dei carri di carnevale ed infatti i Re Magi sfilano su dei carri dispensando quintali e quintali di caramelle per ore ed ore. La tradizione vuole che i regali di Natale si scambino proprio il 6 gennaio e non il 25 dicembre che e’ di influenza americana.

Non ha niente a che vedere con la nostra tradizione tutta pagana, ed io in mancanza ho appeso una Befanina all’albero di Natale.
Ma sappiamo da dove viene la nostra folklorica tradizione?
Gia’ i romani celebravano in questo periodo una serie di feste in onore del dio Giano (da cui Janarius- gennaio) e della dea Strena (da cui strenna, regalo). Era in questo periodo che avveniva la Sigillaria, una festa nella quale ci si scambiavano doni in forma di statuette di argilla, d'oro per i piu’ ricchi, ovviamente ed ai bambini si donavano statuette di pasta dolce. Nel Medioevo i contadini celebravano la dea Diana, dea della fertilita’ e dell’abbondanza proprio nel periodo nel quale avveniva la semina dei campi. Durante queste dodici notti, che vanno dal Natale al 6 gennaio, i contadini credevano di vedere la dea Diana svolazzare sui loro raccolti per fertilizzarli. La chiesa, che in un primo tempo ignoro' questa tradizione, fini’ per condannarla perche’ pagana e dichiaro' la Befana figlia di satana. Cosiscche’ la bella dea si trasformo' in strega essendo il Medioevo periodo prolifico per la nascita di stregonerie e supersizioni. La Befana racchiude in se’ diverse credenze e tradizioni popolari, lo spirito festivo e la generosita’ dell’epoca romana, la fertilita’ e l’abbondanza della dea Diana, la condanna della chiesa che la trasforma in strega, un'altra credenza popolare che ci viene d'Oltralpe, dalla Germania, con due streghe una buona e l’altra malefica.
Nel corso dei secoli ha avuto alti e bassi pero’ fortunatamente ancora sopravvive nonostante l’avvento tutto americano di Babbo Natale e del consumismo in genere che ci travolge. Sarebbe bello tornare ai vecchi tempi e regalare ai nostri bambini solo dolcini, frutta secca e giocattolini semplici.
E voi che regalate per la Befana?

Ingredienti:

Per la base
275 gr di farina
125 gr di burro
3 cucchiai di zucchero
1 uovo
Due cucchiai d’acqua fredda
Disporre la farina a fontana, tagliare il burro freddo a fettine ed incorporarlo alla farina, aggiungere lo zucchero e formare tante briciole. Aggiungere l’uovo, lavorare velocemente per evitare che il burro si sciolga ed aggiungere 2 cucchiai d’acqua fredda. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e mettere in frigo per un’ora.
Per il ripieno
60 gr d’uvetta sultanina
2 pere
2 cucchiai di rum
60 gr di burro
60 gr di zucchero di canna integrale
1 uovo sbattuto
30-40 gr di farina di mandorle
Un po’ di cioccolato fondente grattuggiato
1 cucchiaino tra cardamomo, cannella, peperoncino, chiodi di garofano tutto macinato.

Sbucciare le pere, tagliarle e metterle in una padella con l’uvetta, il cioccolato, il rum ed una noce di burro, far cuocere fino a che diventi una crema. A parte sbattere il burro con lo zucchero, aggiungere l’uovo, la farina di mandorle e le spezie, amalgamare bene il tutto ed aggiungere il composto di pere e cioccolato.
Foderare degli stampini per muffin con la base e riempirli con la crema. Infornare a 190 ºC per 20 minuti, controllando che non brucino. Spolverare con zucchero a velo.

Sunday, December 24, 2006

Il Dolce di Natale piu' buono che ci sia


si prepara in famiglia, in pace e cosí sia,
si prende una misura ben colma di pazienza,
di gentilezza un pugno, molta condiscenza,
si aggiungono all'insieme comprensione e buoncuore,
si unisce un grosso pizzico di dolcissimo amore,
astuzia, tenerezza non possono mancare,
danno un tocco squisito, molto particolare,
e infine l'allegria in grande quantità,
si cuoce lentamente,
una vera bontá!
Buon Natale di tutto cuore!

Sunday, December 10, 2006

Sfoglia d'uva e pere














Le cose semplici sono quelle che piu' danno soddisfazioni!
Con un grappolo d'uva che chiedeva di essere sacrificato e due pere che quasi hanno messo le gambe per dirigersi da sole all'immondizia, ho "creato" questa delizia. Ogni morso ti riempie di soddisfazione :) Ideale per la colazione

Ingredienti
un rotolo di pasta sfoglia
un grappolo d'uva
2 pere
cioccolato fondente
cointreau
uva sultanina

In una padella mettere gli acini d'uva con due cucchiai circadi zucchero , aggiungere un pochino d'acqua come due cucchiai e lasciar cuocere rimestando di tanto in tanto. Quando l'uva si e' ammorbidita aggiungere le pere sbucciate e tagliate a tocchetti, aggiungere il liquore e l'uva sultanina; far cuocere fino a che raggiunga una consistenza cremosa, le pere si disferanno un pochino.
Disporre il tutto sulla pasta sfoglia, aggiungere il cioccolato fondente in scaglie e infornare a 200 ºC per 10 minuti circa.

Friday, December 08, 2006

Sformato di pere e cioccolato


Giornata piovigginosa qui a Girona di quelle per restarsene chiusi in casa davanti ad una tazza fumante e una bella fetta di questo riconfortante sformato cioccolatoso, con grande effetto scenico, le pere sono intere!

Ingredienti:
4 pere
200 gr di zucchero
800 ml d'acqua

100 gr di burro
120 gr di zucchero
5 uova
75 gr di farina
1 bustina di lievito
175 gr di cioccolato
liquore all'arancia

Sbucciare le pere avendo cura di far rimanere il picciolo intatto. Metterle in una pentola capiente, in piedi, semmai pareggiando un poco la base con un coltello, aggiungere l'acqua e lo zucchero e farle cuocere per una quindicina di minuti. Scolarle su di un canovaccio o carta assorbente.
Sbattere il burro, ammorbidito a temperatura ambiente, con lo zucchero fino a quando diventa cremoso. Aggiungere il cioccolato fuso e i tuorli d'uova. Setacciare la farina con il lievito ed aggiungerla alla crema. Questo e' il momento di aggiungere il liquore. Montare gli albumi a neve ben ferma ed aggiungerli poco a poco con un movimento dal basso verso l'alto avendo cura di non smontarli. Disporre le pere in piedi nel stampo (dai bordi alti), imburrato ed infarinato. Infornare per 1 ora circa a 180 ºC.

Monday, December 04, 2006

Pulpo a la gallega



Uno dei piatti della cucina spagnola che semplicemente adoro!!
La Galicia e’ una regione a nord-ovest della Spagna a confine con il Portogallo che ne ha influezato la lingua, il galiego, che rappresenta una delle 4 lingue parlate in Spagna, tra cui il Catalano, Catala' con cui sono alle prese proprio in questo periodo.....il basco o Euskera, ed il Castillano o semplicemente lo spagnolo che tutti siamo abituati ad ascoltare. E' da sottolineare, inoltre, che la Galicia ha anche forte cultura celtica.
Il secondo mercato del pesce piu’ importante al mondo e’ a Madrid, (anche se non c’e’ il mare), e gran parte del suo pesce viene proprio dalla Galicia, specialmente per quanto riguarda i frutti di mare. Famosissimi sono i percebe, dalla vista disgustosa pero’ sembra, ( io non li ho provati), gustosissimi e carissimi per la pericolosita’ con cui vengono pescati, si trovovano su scogli affilati in balia delle onde dell’Oceano Atlantico, le navajas, sono come dei piccoli coltelli a serramanico, vieiras o conghiglie di San Giacomo, la cui conchiglia e’ il simbolo del famoso camino de Santiago de Compostela, e la lista seguirebbe per un bel po'.
Tradizionalmente il polipo andrebbe mazzoliato a lungo per romperne le fibre e renderlo cosi’ piu’ morbido, pero’ un’alternativa validissima ed in uso oggigiorno e’ di congelarlo per 3-4 giorni prima di utilizarlo. Dopodiche’ si scongela e si immerge per 3 volte in acqua bollente, come si dice qui per asustarlo (spaventarlo)- dove avremmo messo alcuni chiodi di garofano e alcune foglie di alloro. Il polipo si arriccera’ e cio’ gli permettera' di non spellarsi. Alla terza immersione si lascia in acqua a cuocere per 1-1.30 h circa. Una volta pronto si lascia nella pentola a raffreddare e si taglia con una forbice. Si accompagna di solito con patate bollite, a parte o direttamente con il polipo, assumeranno un colore un po' violaceo senza alterarne il sapore, pero'. Solitamente si serve su di un tipico piatto di legno e si condisce semplicemente con olio, sale e - pimentón dulce e picante.( páprika dolce e piccante)
Buonissimo, tenerissimo, ve lo assicuro.
¡Que aprovecheis!

Friday, November 24, 2006

In bilico


Dopo un mese passato in una pensione, finalmente siamo entrati nel nostro nuovo appartamento....tra mille problemi e allacci: del gas della luce e dell'acqua.
Sono di nuovo con le mani nella massa, ho trovato lavoro presso un prestigioso ristorante che ha solo 5 tavoli ed ogni giorno me lo passo a creare, creare, creare, creare....anche se il mio capo non ne vuole sapere della differenza fra una provola e un provolone, fra fettuccine e tagliatelle e poi se la prende con me se Giovanni Rana non specifica sulla confezione che gli spaghetti che vende sono quelli alla chitarra.....vacci a capire tu... e poi vuole anche la stella Michelin questo....
La cucina mi piace sempre di piu' anche se quella del ristorante mi sta gia' troppo stretta. Fra un paio di mesi partecipero' ad un Forum gastronomico qui a Girona dove fra i tanti parteciperanno anche Ferran Adria', Carmen Ruscalleda, i fratelli Roca, e cosi' via...non so se mi spiego...resistero' fino alla fatidica data o lascero' il mio capo dimenarsi nel dubbio se il Tandoori è davvero come dico io indiano o come lui dice marrocchino? Ma chi me l'ha fatto fare a me.
Restate dove siete, divertitevi a cucinare, impastrocchiare nelle pareti della vostra casa o dei vostri amici che la cucina del ristorante è tutta un'altra storia!!

Wednesday, October 04, 2006

Pannacotta al cardamomo ed arancia


Bella, buona e semplicissima!
Il cardamomo è una spezia che si trova moltissimo nella cucina indiana, è molto aromatico e fresco e da quando l’ho provato me ne sono completamente innamorata!
Il cardamomo si presenta già macinato in polvere o in baccelli come quello che ho comprato io. I baccelli vanno aperti e bisogna estrarne i semini. Io riscaldo i baccelli per alcuni minuti in una padella, attenzione però perchè bruciano facilmente.
Far riscaldare 800 ml di latte con 200 ml di panna e 4 cucchiai di zucchero. Spegnere ed aggiungere i semi di 10 baccelli di cardamomo e la buccia di un’arancia (private della parte bianca). Lasciare in infusione per 20 minuti. Intanto mettere a bagno in acqua fredda 3 fogli di colla di pesce. Filtrare il latte rimetterlo sul fuoco e prima che inizi a bollire aggiungere i fogli di colla di pesce ben strizzati. Spegnere il fuoco, far sciogliere per bene la colla di pesce e versare il liquido, passandolo per un colino, negli stampini. Lasciare in frigo per tutta una notte. Servire con delle scorzette d’arancio ricoperte di cioccolato o con una fettina d’arancio pelata a vivo e caramellizzata.

Monday, October 02, 2006





Un paesaggio unico e suggestivo con bellissimi villaggi arroccati sul mare.
Appena arrivati in Italia ci ha accolti una bella coda di 8 km ed abbiamo dovuto sostare per quasi un’ora....Poi galleria dopo galleria, (non le abbiamo contate, ma penso che siano state piu’ di cento) ci siamo inoltrati nel parco nazionale delle Cinque Terre. L’intenso profumo delle erbe aromatiche della macchia mediterranea ci ha accompagnati fino alla localita’ di , Levanto dove una confortevole stanza in un tipico carrugio ligure con vista sulla vallata ci ha confortati e cullati per alcuni giorni. Per noi che venivamo da una città rumorosa e polverosa risvegliarci col canto delle cicale, gli intensi profumi della macchia e la vista della vallata costellata di borghi medievali è stato quasi come stare in paradiso.
Levanto, dichiarata cittàslow, si è rivelata veramente una cittadina tranquilla, ospitale e molto gradevole, con un centro storico completamente pedonale e tante focaccerie che oltre alle buonissime focaccie offrono la tipica farinata, fatta con la farina di ceci, olio, acqua e sale, davvero ottima. Da provare assolutamente.
Una volta arrivati nelle Cinque Terre si è accolti dai terrazzamenti: i cian, dove l’ingegno dell’uomo ha saputo plasmare queste tortuose montagne per farne dei vigneti a strapiombo sul mare e dai quali si producono: il Cinque Terre Bianco e lo Sciacchetra’.
Il nostro itinerario è iniziato da Riomaggiore che insieme col villaggio di Vernazza si sono rilvelati i più suggestivi. Il mezzo di comunicazione migliore, dati i problemi di parcheggio è sicuramente il treno da Levanto, che copre le stazioni dei 5 villaggi, con corse piuttosto frequenti. Da Riomaggiore a Manarola abbiamo camminato lungo la Via dell’Amore, un fantastico percorso sospeso a 50 metri sul mare, risale agli anni venti e sembra che fu costruito per trovare ricovero dalla polvere esplosiva necessaria per costruire le gallerie della ferrovia e del traforo Biassa.

Dove dormire
L’Antica Pieve
Via Piccola, 10 località Montale –Levanto
Tel. 0187- 801417
http://www.lanticapieve.it/




Dove mangiare
Antita Ustaia “Zita”
Specialità Casalinghe
Loc. Lavaggiorosso Levanto
Tel.0187-800158

Trofie con fiori di zucca, scamorza affumicata e pesto





Durante il nostro soggiorno ne abbiamo mangiate di trofie! Con salsa alle noci, con il buonissimo pesto locale e buonissime perfino con della semplice salsa di pomodoro e parmigiano. Una volta arrivata a casa dai miei genitori pero’ ho pensato di prepararle con qualcosa di diverso e perchè no, utilizzando qualche verdurina dell’orticello di mammà:le zucchinine e i fiori non si sono fatti pregare troppo, appena li ho visti li ho fatti miei.

Zucchine
Fiori di zucca
Scamorza affumicata
Pesto
Acciughe
Maggiorana
Basilico
Pomodorini
Olio d’oliva e sale
In una bella padella capiente mettere a rosolare le zucchine tagliate a julienne con un paio di cucchiai d’olio d’oliva. Aggiungere alcuni filetti d’acciuga e della maggiorana. Intanto far bollire l’acqua e cuocere le trofie. Quando le zucchine sono pronte aggiungere i fiori di zucca e cuocere ancora per un paio di minuti. Scolare le trofie, riservando un po’ dell’acqua di cottura, e versarle nella padella con le zucchine, aggiungere la scamorza affumicata alcune cucchiaiate abbondanti di pesto, del basilico fresco ed alcuni pomodrini taglati per la metà. Rimestare bene per amalgare il tutto e servire immediatamente.

Tuesday, September 12, 2006

cinqueterre

Ciaooo!!
Non sono morta! Purtroppo in questi ultimi mesi ho avuto molti problemi con la connessione a internet e non ho potuto postare niente..ahimè.
Pero' non sono stata con le mani in mano...ho fatto qualche viaggetto in Italia dove sono attualmente, sono stata alcuni giorni a Londra e ho passato tre settimane in Australia.
Per il momento vi lascio con un paio di foto delle Cinqueterre, solo un paio perchè il sistema mi odia non mi lascia caricare niente...!!