

Sabato e domenica siamo stati al mare. Avevamo voglia di dedicare un po' di tempo a noi stessi, di rilassarci e goderci il bel sole. Adesso le spiaggie sono ancora poco frequentate ed e' quando amo andare al mare. Adoro il silenzio, il rumore del vento, delle onde e qualche vocetta allegra di qualche bimbo in lontananza. Cosi' come odio il vociare disordinato della gente, le urla, gli odori pungenti e mescolati delle creme solari. Putroppo la gente confonde il proprio egoismo con la propria liberta'. Con il tempo assomiglio sempre di piu' a mio padre schivo dei luoghi affollati, delle masse.
Quando ero bambina andavamo poco al mare. Mio padre odiava stare insieme alla gente cosi' come non gli piaceva prendere la macchina la domenica e mettersi nel traffico.
Si partiva tutti all'alba per evitare il traffico e in macchina gia' iniziava la sua cantilena....che a lui il mare non piaceva , che lui la domenica si doveva riposare e che si doveva mettere nel traffico per colpa nostra.... Credo di essere stata bloccata nel traffico con mio padre solo una volta.... ma per lui gia 5 macchine in fila erano un problema.... Poi a volte prendeva delle vie secondarie, le vie antiche che portavano al mare cosi per non incontrare il traffico... A volte aveva pure ragione.... la maggior parte delle volte non era necessario perche' alle 8 era poca la gente in giro.
Poi andavamo alla pineta... dove non c'era mai nessuno...dove era pieno di buche e per arrivare alla spiaggia dovevamo passare davanti ad un campeggio. Prendevamo una stradina tutta di sabbia e ci inoltravamo nel bosco di pini. L'odore degli alberi mescolato con la salsedine era inebriante. All'epoca non c'era l'aria condizionata e scendevamo dalla macchina completamente in un bagno di sudore... Poi mio padre rimaneva a fare la guardia alla macchina diceva e si metteva con una stuoia sotto gli alberi e si addormantava li. Non scendeva quasi mai in spiaggia e quando lo faceva si metteva sempre all'inizio sulla montagnetta di sabbia dove si schiatta di caldo e non tira mai il vento. Senza crema solare si arrostiva al sole. Poi arrivava l'ora di mangiare e tornavamo con baracca e burattini sotto la pineta. Li mia madre apriva il tavolo con le sedie, che era una specie di valigetta bianca con dentro le sedie di metallo sempre bianche e con lo schienale a strisce arancioni, marroni e verdine. Metteva la tovaglietta e apparecchiava come se stessimo in casa. Poi cacciava dal "frigorifero" le melanzane alla parmigiana, la pasta al sugo e la carne. A volte faceva anche la lasagna se non erro. A volte preparava l'insalata di riso che mio padre odiava.... Era davvero molto bello stare li, sotto gli alberi altissimi...ogni tanto cadeva pure una pigna in lontanza. Indossavo sempre una maglietta perche' la temperatura sotto gli alberi scendeva moltissimo, era molto fresco e rilassante. Tra gli alberi si avvistavano tanti "campeggiatori di un giorno" alcuni accendevano anche dei fuochi e preparavano la carne arrosto sicche' c'era sempre mio padre che diceva che dovevamo farlo anche noi, portare la carne cruda e cuocerla li direttamente,...alche' mia madre prontamente gli chiedeva chi l'avrebbe cotta o meglio chi si sarebbe preoccupato di accendere il fuoco...lei di certo non lo avrebbe fatto, sapeva come andava a finire... Poi dopo mangiato ci si addormentava li... io pero' dopo pochi minuti mi annoiavo e quindi me ne andavo in spiaggia... Mia madre spesso mi seguiva per non lasciarmi sola in spiaggia...adesso capisco il perche'...allora ero troppo piccola e certe cose non arrivavo proprio a capirle. Si buttava sul asciugamano e si addormentava sotto l'ombrellone.
Era divertente vedere come erano diversi. Mia madre amava il mare, le dava molta energia e sempre lo diceva. Le piaceva camminare sul bagnoasciuga, si metteva con l'acqua fino alle ginocchia e camminava per fare ginnastica come diceva lei. Saltava e si buttava nell'acqua. Poi tornava in spiaggia e si metteva al sole dove si addormentava. Mio padre invece se ne stava sempre solitario... a volte veniva sotto l'ombrellone per bere e poi se ne andava. A un certo punto quando gia si era tutto bello arrostito al sole si tuffava in mare. Lui sapeva nuotare, io e mia madre no, mia sorella si arrangiava...
Mi raccontava che lui aveva imparato da solo da ragazzo... un giorno si tiro' nel fiume da un ponte e cosi' per non annegare vinse la paura e comincio' a nuotare... Diciamo che come istruttore di nuoto non era il massimo. Io ho imparato a nuotare 5-6 anni fa a Siviglia. Dopo anni di fobia. Una volta stavamo al mare, non alla pineta.... Mio padre come sempre aveva fatto storie per accompagnarci e se ne era rimasto in macchina sulla strada che era proprio difronte la spiaggia. Io ero in acqua con mia madre ed improvvisamente e' venuta l'alta marea e l'acqua ci succhio' dentro. Vidi mia madre andare giu', completamente inghiottita dallacqua. Iniziai a strillare ma non riusci' a produrre nessun suono. Ero completamente paralizzata. Tutto passo' cosi' velocemente, credo nel giro di 5 secondi. Tocco' anche a me. L'acqua mi copri' completamente e mi ritrovai con un metro d'acqua sulla testa. Lottai con tutte le mie forze. Nuotai, nuotai ma non arrivavo mai in superficie, non ce la facevo piu'... ero stremata.... Vicino a me c'era un' altra sventurata... cercava anche lei di ritornare in superficie, ma la corrente ci tirava giu' a tutte e due cosi' lei si appoggio' sulla mia spalla e si spinse in superficie spingendomi ancora piu' sotto e con i piedi toccai il fondo. Apri' la bocca e respirai con il naso. Iniziai a bere e l'acqua mi penetro' con forza e dolore nelle narici.
Pensai a miei, pensai che avrebbero sofferto per la mia morte, pensai a mia madre che era in pericolo, volevo che lei vivesse...non mi importava di morire ed in quel momento vidi tutta la mia vita passarmi davanti gli occhi. Come in un film. Fu bellissimo. Rividi e ascolatai le voci dei miei genitori, rividi mia sorella che scherzava con me, rividi mio padre e mia madre che mi parlavano, gli anni scorrevano veloci sulla retina e nella mie orecchie.
Improvvisamente mi senti tirare dai capelli, le immagini, quelle bellissime immagini cosi' calde scomparvero, feci un grandissimo respiro cosi' profondo che mi sembro' di rinascere, l'aria, la vita entrarono fortemente nel mio corpo, nel mio cervello, mi ricordai dov'ero e che ci facevo li' ed il primissimo pensiero corse su mia madre. Apri' bocca e urlai dov'e' mia madre, dov'e' mia madre. Mi girai e vidi che la stavano tirando su una barchetta...adesso si era tutto finito e sarei morta pure felice... Mi tirarono su una tavola da surf e mi portarono a riva. Mi presero per le gambe e per la schiena. Svenni e scivolai dalle mani di uno dei miei soccoritori. Sbattei fortemente la schiena a terra. Ero stordita... Mi fecero la respirazione artificiale e dopo riconobbi mia madre che si fiondava su di me e mi chiamava....
Mentre mi portavano all'ospedale mia padre dava la colpa a mia madre che era voluta andare al mare.... non ci andammo per parecchio tempo...credo che quella fu l'ultima volta che andai al mare con mio padre.
A casa anche l'acqua nella vasca da bagno mi dava impressione.
Qualche anno dopo feci un corso di nuoto...pero' non imparai a vincere la paura e non imparai a nuotare. Poi ai 27 anni ne feci un altro...un corso privato, l'istruttore per farmi vincere la paura mi faceva fare tante immersioni... rimanevamo li sotto per un po' e mi sorrideva....Era molto dolce e gentile.... Nemmeno con lui imparai.
Poi conobbi Mark che mi convinse a provarci ancora...sapeva che adoravo il mare e l'acqua e mi diceva che era solo una questione di tempo, che avrei imparato perche' mi piaceva stare nell'acqua e perche' lo desidervo tanto. In piscina incontrai anche la mia istruttrice che mi aiuto' moltissimo ed imparai, imparai, imparai!!!
Questa e' stata la mia piu' grande conquista! Piu' dell'essere andata a Dublino, senza conoscere la lingua, senza casa e senza saper dover andare.....piu' di essere stata a Londra a lavorare...piu' di dover mandare avanti un ristorante senza averne l'esperienza, piu' di qualsiasi altra cosa che ho fatto e che mi ha dato grande soddisfazione.
Ho ancora paura dell'acqua, ne avro' sempre, pero' posso stare nell'acqua e divertirmi muovermi, nuotare, girarmi e rigirarmi come una fochetta. Il rumore sott'acqua ancora mi spaventa... a volte quando nuoto mi piacerebbe smettere di respirare, lo faccio, pero' poi devo uscire con la testa di nuovo. Li sotto ci starei un bel po' pero' quando mi rendo conto dei miei progressi la paura mi assale ed il cuore impazzisce.
Questo post forse l'avrei dovuto lasciare cosi' pero' perche' mi piace parlare anche di cibo una ricettina la devo proprio mettere. E poi non avevo deciso di parlarvi della mia vita... e' venuto tutto all'improvviso ed il carpaccio e' qui che scalpita per venire fuori....
Questo carpaccio di gamberi e' un piatto importante per me. E' legato alla mia esperienza come cuoca professionale. E visto che questo mi sembra un po' il post dei ricordi tutto sommato non ci sta male....
Quando decisi di lasciare il mio lavoro di segretaria, tranquillo quanto noioso mi iscrissi ad un corso professionale di cucina, di quelli pagati dall'amministrazione provinciale (Qui sono a Siviglia, tanto per situarci).
Contemporaneamente trovai lavoro in un ristorante di quelli seri e pure grande...
La mattina alle 8 ero nella scuola-cucina con tanto di uniforme a preparare gli ingredienti a fare la mise en place e a sopportare la gente incolta che mi circondava... eh si e qui lo devo dire....perche' questo corso che si teneva in uno dei + prestigiosi ristoranti appena fuori Siviglia che tanto si vantava della grande organizzazione che c'era dietro alla fine si e' rivelato un flop.
Rimanevo fino alle quattro poi tornavo a casa, mi buttavo stremata sul divano, preparavo la cena a mio marito e alle 7 fuori di nuovo a lavorare. E li venivano i dolori....L'ultima arrivata, straniera, pure italiana poi... e non vi dico l'invidia che suscitiamo nel campo gastronomico.... e nemmeno cuoca professionale...bensi' aiutante. Li facevo di tutto. Iniziai con gli antipasti e le insalate e fini' per passare alla carne... posto d'onore.... Quando non c'erano ancora i clienti, si preparava di tutto. C'erano delle pentole enormi, perche' in questo ristorante si tenevano anche banchetti e celebrazioni varie. Io ero sempre quella che doveva scendere giu nella camera frigorifera con qualcun altro, li si mettevano tutte le preparazioni. Si lasciavano le pentole enormi pieni di fondi di cottura, di base per le crocchette, di carni arrosto, di marmellate, verdure stufate...di tutto e si dovevano scendere due rampe di scale strettissime ed io ero sempre la fortunata che andava sempre giu' pero' non una sola volta... in continuazione. Poi ero pure quella che ogni sera andava a buttare la spazzatura sempre insieme ad un'altra persona....che cambiava regolarmente... ed io no ero sempre quella fissa. Nella cucina avevamo due o tre bidoni di quelli neri che dovevamo scendere giu' per le scale. Li nella stanza spesso c'erano altri bidoni lasciati li dai camerieri. Aprivamo una porta che dava all'esterno e dovevamo far salire questi bidoni in alto perche' c'era un dislivello di circa mezzo metro. Fuori dovevamo caricarli nei carrelli quelli della spesa al supermercato e poi spingerli fino al secchio della spazzatura che era per strada. Li di nuovo bisognava tirare su i bidoni, che spesso si incastravano, con una mano reggevamo il coperchio del contenitore della spazzatura e con l'altra tiravamo fuori il bidone appoggiarlo e svuotarlo. Dovevo tirare fuori una forza sovraumana...
Poi mi toccava pure pulire tutte le superfici, spazzare e spesso pure lavare il pavimento. Queste cose di solito si fanno a turno tra tutti i cuochi. Chi spazza e chi lava...pero' c'era lo chef che spesso me lo faceva fare tutto a me....mentre loro perdevano tempo e scherzavano. Poi questo posto era di un maschilismo e di un volgare... che non vi potete immaginare. Lo chef e qualche cameriere mettevano mano alle ragazze, cameriere o cuoche o aiutanti cuoche. Loro ridevano ed io facevo finta di niente. Nemmeno a scuola non volevo far parte di questi stupidi gruppetti figuriamoci a 30 anni, sposata e poi chi e' sta gente...voglio dire come si permettono di venirti vicino... Lo chef a volte veniva dietro all'improvviso e mi toccava il collo o la vita ed io gli lanciavo un'occhiata assassina... forse era per quello che mi faceva fare tutto a me. Quando ci cambiavamo stavamo tutti insieme uomini e donne...che schifezza.... ma perche' mi chiedevo, dovevo vedere le cosce di certe personaggi voglio dire... Mi mettevo dietro un angoletto insieme a Katy, una ragazza russa e li ci cambiavamo...meno male...
Erano passati 4 giorni da quando ero rientrata dopo aver avuto un problema fortissimo alla schiena che mi aveva completamente paralizzata...ero stata da un chiropratico che mi avevo rimesso in piedi....veramente credo di non aver sofferto mai cosi in vita mia.... Il mio chef gia' mi aveva mandato a buttare la spazzatura con gli altri...nessuno si era preoccupato per la mia schiena... avevo gia' pulito le superfici ed avevo spazzato a terra, adesso mi diceva pure di lavare il pavimento ed io visto che lui fino a quel momento si era preso tanta confidenza... apertamente gli chiedo perche dovessi anche lavare dopo tutto quella sera avevo fatto tutto io. Ando' in fumo, io dovevo fare tutto quello che mi diceva senno' sapevo gia' dove andare e cosi' inizio' una lite. Vi risparmio tutti i dettagli.... andai dal manager e gli dissi che me ne andavo che non potevo lavorare in un ambiente di quel genere. Vi risparmio anche tutti i dettagli del io caro chef, degli apprezzamenti stupidi, degli atteggiamenti cretini e puerili, come quando per dirmi cosa dovevo fare si rivolgeva ad uno dei cuochi senza guardarmi in faccia quando mi teneva esattamente difronte a lui. Come gli dava fastidio quando mi permettevo di dargli un suggerimento, come di mettere l'olio nelle formine che utilizzava per dar forma la riso di accompagnamento...
Me ne andai, apri la porta, entrai negli "spogliatoi" mi cambiai ed usci nel freddo della notte....era gennaio ed ero felicissima!! Avevo imparato, avevo sofferto, avevo messo a prova anche la mia forza fisica....mi potevo spezzare ma non mi sarei mai piegata alla maleducazione, all'abuso di potere.
Il carpaccio l'ho imparato li e poi me lo sono portato dietro nel ristorante successivo dove ho lavorato... quell'altro pero' ve lo racconto un'altro giornooo.
Carpaccio di gamberi

Ingredienti:
gamberi crudi
olio
prezzemolo
peperoncino
Preparare il carpaccio e' molto semplice. Una volta sgusciati i gamberi dovete metterli su un un film, una pellicola trasparente....mi sono dimenticata di fare le foto per mostrarvi meglio....
Mettete su un piano di lavoro tipo una tavola per affettare del film trasparente, adagiarvi tre gamberi distanziati tra loro vari centimetri, coprire con un altro strato di film trasparente e con uno schiaccia carne, schiacciare i gamberi uno ad uno. Il batticarne deve essere di quelli piatti, non dentellato altrimenti fate un pure'..... Quando li schiacciate dovete dare un colpo secco e deciso e tirare un po' verso di voi perche' li dovreste appiattire ed espandere. Questo pacchettino va messo poi nel congelatore. Al momento di servire si apre il pacchetto come se fosse una adesivo, come se aprissimo delle figurine adesive. Si prendono delicatamnte le "tortine" di gamebri ancora congelate e si dispongono nei piatti. Intanto si fa dorare dell'aglio con del peperoncino, e si condiscono con l'olio bollente e un po' di prezzemolo tritato, sal maldon e pepe. I gamberi si saranno scongelati a temperatura ambiente e l'olio caldo contribuisce a sciogliere il ghiaccio sottile.
English please - Prawns Carpaccio

